Democracy under Social Pressure
La Democrazia sotto Pressione Sociale

La Democrazia sotto Pressione Sociale

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“[…] And everyone must lose his mind, everyone must! The sooner the better! It is essential — I know it.” (E. Zamyatin, “We”, 1924)

Democracy under Social Pressure, An Unpredictable Past
(The headquarters of Mussolini’s National Fascist Party, 1934, Rome, Albert Harlingue, Gettyimages)

Definizioni e Realtà

Nell'ultimo mese abbiamo parlato delle parole, del loro uso fraudolento e della loro influenza sulla nostra vita. Abbiamo anche parlato del desiderio umano di far parte di qualcosa di più grande e di quanti regimi totalitari nella storia non hanno fatto altro che offrire questa possibilità a milioni di persone. In questo breve intermezzo vorrei porre una domanda che in parte riguarda ciò di cui abbiamo discusso.

La domanda che vorrei porre è ispirata alla situazione politica e sociale italiana, ma questo non significa che possa essere meno valida per chi vive in altri Paesi, dove è presente una situazione simile. La domanda è:

Se un Paese dove l'abuso del linguaggio ha portato a una situazione di pressione sociale tale da mettere in discussione la libertà di espressione, senza l'uso di mezzi coercitivi reali, ma solo attraverso forti pressioni sociali, può ancora quel Paese definirsi una democrazia?

The first answer I would have to give, if asked to me, would be simple: “The vote is secret, so where is the problem? Nobody would ever know if you say that you vote X and then you vote Y instead”. As an old, anti-communist slogan of the Christian Democrats in the postwar years states: “In the secret of the urn, God sees you, Stalin does not”.

And that’s a good observation. Almost.

But let’s consider the whole thing from a broader perspective.

Let’s think about what is created in the time precedente one enters that cabin. We have talked about the insincerity of political language and the confusion it creates when it spreads between civil society: how conscious can a citizen be, considered exercising his or her right under this form of “self-hypnosis”, to which society, media, parties, colleagues, friends, family subjected it? How much social pressure can the average individual withstand? And how much democratic institutions can?

La propaganda elettorale è sempre stata parte del gioco, da quando esiste la politica.

Ma in questo caso si parla di confusione causata di proposito. Fino a che punto, svuotare una parola (o, meglio, molte parole) del loro Significato, può minare le istituzioni democratiche al punto da non poter più essere considerate tali?

Democracy derives from the Greek (δημοκρατία, dēmokratiā, from dēmos ‘people’ and kratos ‘rule’) and, over the centuries, its political theory has developed up to our concept of Democrazia Liberale, con il bilanciamento dei poteri, lo stato di diritto ed i diritti individuali. Ma il concetto di base rimane: Potere del popolo. And what happens then, if the people have developed and internalized a different “Meaning” of all this? Or worse, if it is not aware of any meaning at all?

In breve: if the “meaning” of Institutions and basic democratic principles had been profoundly altered, can we still claim to be in a Democracy?

[Ovviamente l'argomento è complesso e sarà sicuramente trattato in ulteriori scritti. Questo breve pezzo ha lo scopo di porre al lettore la stessa domanda che mi pongo da tempo. Sarei davvero felice di sapere quali sono i vostri pensieri al riguardo.]

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