La Tragedia del Nagorno-Karabakh. Cent'anni di Odio.

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"Amistade in quel cor non può giammai,

In cui d'odio mortal fur sì profonde Ferite Impresse."

(John Milton, Paradiso Perduto – 1667; 1674, Libro IV, linea 98)

Bentornati al nostro appuntamento settimanale,

Questa settimana volevo parlarvi di un altro luogo problematico un tempo legato all'URSS, e che recentemente è tornato a far parlare di sé, purtroppo: mi riferisco alla regione dell'Asia centrale conosciuta come Nagorno - Karabakh.

Prima di iniziare, vorrei fare una piccola premessa: ero molto indeciso se affrontare (e come) questo argomento. Se, come vi ho detto parlando della Bielorussia, le questioni riguardanti i paesi dell'ex Unione Sovietica non sono mai così semplici come si vedono dall'esterno, quella del Nagorno-Karabaka è sicuramente una delle più intricate e oscure per gli osservatori stranieri.

Allora perché parlarne? Per gli stessi motivi per cui non volevo farlo: perché è intricato e oscuro, difficile da capire per un osservatore straniero. In fondo è l'obiettivo che mi sono posto quando ho iniziato a scrivere, e intendo mantenerlo: nelle pagine che seguono cercherò di farvi capire una guerra che va avanti da più di cento anni nei recessi remoti delle montagne asiatiche.

Inoltre, questa è una storia che può farci capire meglio come il nazionalismo esasperato contenga in sé i germi dell'odio per sua stessa natura, ed è capace di provocare disastri che non possono essere risolti nemmeno dopo centinaia di anni. Come abbiamo fatto per la Bielorussia, ci riserveremo il diritto di dividere questa complessa storia in più parti: una riguardante il periodo della prima guerra mondiale e della rivoluzione russa, una successiva al crollo dell'Unione Sovietica e infine una che racconterà gli eventi di oggi.

La situazione durante la Prima Guerra Mondiale e prima della Guerra Armeno-Azera

La storia del conflitto ha radici secolari ed inizia nel periodo della dissoluzione dei Grandi Imperi subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. In quel periodo il crollo dell'Impero Ottomano e la guerra civile all'interno di quello che era l'Impero Russo, porterà alla formazione di diverse repubbliche indipendenti: tra queste, la Prima Repubblica dell'Azerbaigian e la Prima Repubblica Armena, entrambe emerse da un periodo di conflitto ininterrotto (in cui gli armeni subirono un vero e proprio genocidio, pianificato dalle forze dell'Impero Ottomano). Non andremo oltre nel periodo caotico che ha preceduto la Prima Guerra Mondiale, poiché corriamo il rischio di intorbidire le acque, ma non è detto che l'argomento non verrà trattato più ampiamente in futuro.

Come è sempre accaduto in queste situazioni, le nuove repubbliche erano alimentate da un forte sentimento nazionale: il partito azero del Müsavat (uguaglianza / parità) sosteneva posizioni vicine al Pan-turchismo e al Pan-islamismo; in Armenia, invece, la Federazione Rivoluzionaria era riuscita a stabilire il primo governo indipendente dal Medioevo. Nonostante ciò, queste entità erano legate alla Rivoluzione Russa (Rivoluzione di Febbraio) e rappresentate insieme nel Sejm, meglio noto come Commissariato Transcaucasico, di ispirazione socialista ma contrario al bolscevismo e determinato a separarsi dalla nascente Russia sovietica.

Dopo la Rivoluzione d'Ottobre, le truppe dell'Armata Rossa iniziarono a ritirarsi dai vari fronti di guerra per condurre la guerra all'interno del territorio dell'ex Impero Russo: questo ovviamente comprendeva le regioni dell'Asia Centrale. Così, tra il 10 e il 24 febbraio 1918 il Sejm dichiarò l'indipendenza e la nascita della Repubblica Democratica Federativa Transcaucasica e si preparò ad affrontare militarmente le forze bolsceviche. I problemi iniziarono con il Trattato di Brest-Litovsk del 3 marzo 1918, che formalizzò l'uscita della Russia dalla prima guerra mondiale: l'indipendenza, almeno formale, della Federazione Transcaucasica preoccupò i leader sovietici, a causa dei 7 milioni di tonnellate all'anno di petrolio prodotti nella regione, (all'epoca il 15% della produzione mondiale) tanto che si dice che lo stesso Vladimir Lenin affermasse che “la Russia non sopravviverà senza il petrolio di Baku”.

Per impedire l'apertura di un nuovo fronte, i bolscevichi ed i social-rivoluzionari ivi presenti, sotto la guida di Stepan Shahumyan, proclamarono il Soviet di Baku e presero il controllo del Governatorato della regione.

Il Soviet guidato da Shahumyan, per mantenere il controllo di quelle preziose risorse, iniziò a farsi coinvolgere nelle controversie interne della regione, giocando a mettere una fazione contro l'altra, alimentando sospetti e odio: usarono lo “spauracchio” della presenza di un enorme contingente armeno, che aveva combattuto gli ottomani nella regione (e che i russi avrebbero dovuto smobilitare dopo la guerra, cosa che ovviamente non fecero), per spaventare gli azeri, che così si convinserò a rivolgersi ai veterani della Divisione di Cavalleria Nativa del Caucaso (rus. Кавказская туземная конная дивизия) meglio conosciuta come "Divisione Selvaggia" (rus. Дикая дивизия), composta da volontari musulmani per lo più caucasici e anti-bolscevichi, per un eventuale aiuto.

Quando sentimenti nazionalisti così forti sorgono in territori che fino a poco tempo prima si consideravano parte di un'unica entità statale, il disastro è solo una questione di tempo.

E il disastro avvenne nei giorni tra il 30 marzo e il 2 aprile 1918, meglio conosciute come "Giornate di Marzo“, quando bolscevichi, armeni, azeri e membri della Divisione Selvaggia si incontrarono tutti insieme a Baku. Lo storico americano di origini azere Firuz Kazemzadeh, sostiene che, nonostante Shahumyan avesse la possibilità di mediare la situazione, la polveriera è stata lasciata esplodere: non si sa chi sarebbe stato ad aprire le ostilità, ma dopo le tensioni del 30 marzo, il 1 aprile Baku si era trasformata in un Campo di Battaglia.

Le forze armene inizialmente non presero parte al conflitto, ed anzi il Partito Musravat propose loro di sostenere la rivolta dei musulmani contro i sovietici, ma ricevette un rifiuto. Quando poi Shahumyan dichiarò lo stato d'assedio, il Dashnaktsutyun (le forze armate della Federazione Rivoluzionaria Armena, spesso abbreviato in Dashnak) intervennero nel conflitto con brutale ferocia, massacrando indiscriminatamente militari e civili nella città e nei suoi dintorni. Lo stesso leader sovietico era scosso e in una lettera affermò: "La partecipazione di questi ultimi conferì alla guerra civile, in una certa misura, il carattere di un massacro etnico, tuttavia era impossibile evitarlo. Lo stavamo cercando deliberatamente. I poveri musulmani hanno sofferto gravemente, tuttavia ora si stanno radunando attorno ai bolscevichi e al Soviet" “.

Il 3 aprile gli scontri erano cessati, provocando oltre 12.000 morti tra la popolazione musulmana di Baku, costretta inoltre ad un esodo forzato, e 2.500 morti tra armeni e sovietici. Sempre Firuz Kazemzadeh ha affermato: "Le brutalità sono continuate per settimane. Nessuna delle parti ha concesso quartiere all'altra: né l'età né il sesso sono stati rispettati. Enormi folle vagavano per le strade, bruciando case, uccidendo ogni passante identificato come un nemico, molte persone innocenti subirono la morte per mano sia degli armeni che degli azeri. La lotta che era iniziata come una contesa politica tra Musavat e il Soviet assunse il carattere di una gigantesca rivolta razziale“.

Nonostante la violenza si sia concentrata principalmente sulla popolazione musulmana, e in particolare quella azera, questo episodio non ha avuto, a mio avviso, carattere etnico, ma politico: da un lato, il Dashnak è venuto in aiuto dei sovietici solo quando è stato dichiarato lo stato d'assedio, d'altra parte, nella successivamente autoproclamata Comune di Baku (13 aprile 1918) molti socialisti di origine azera ebbero ruoli importanti. Tuttavia, nella psiche azera, la Comune di Baku simboleggiava la collusione bolscevico-armena, nata dal bagno di sangue delle Giornate di Marzo

Ma le "Giornate di Marzo" furono solo l'inizio.

Quella che viene definita la prima guerra Armeno-Azerbaigiana inizia proprio con il massacro di Baku: i leader azeri infatti, dopo quell'episodio, cambiarono radicalmente la loro visione politica: decisero di abbandonare gli ideali della Rivoluzione e di puntare esclusivamente sulla loro indipendenza dalla Russia. Quando la Repubblica Democratica dell'Azerbaijan fu proclamata il 28 maggio 1918, essi si preoccuparono di inviare immediatamente ambasciate a Istanbul con richieste di sostegno per la giovane entità statale da parte dell'Impero Ottomano. Il "triumviro" ottomano Enver Pasha decise di intervenire ed incaricò suo fratello di formare un'unità militare, il Contingente Islamico del Caucaso, per andare in sostegno dell'Azerbaijan.

Nel luglio 1918, l'esercito Azero-Ottomano sconfisse la rattoppata "Armata Rossa di Baku" in diverse battaglie chiave e, sotto la pressione interna dei socialisti rivoluzionari russi, del Dashnak e di agenti britannici infiltratisi nella città (l'impero britannico aveva preso la nazionalizzazione delò petrolio molto male) il potere dei bolscevichi iniziò a crollare. Il 1° Agosto 1918, la Comune di Baku venne rimpiazzata dalla Dittatura Centrocaspica, che dovette rivolgersi per aiuto ad un contingente britannico comandato dal generale Lionel Dunsterville, ma inutilmente: le forze Azero-Ottomane erano troppo numerose e il 15 Settembre entrarono vittoriose a Baku. Furono le terribili "Giornate di Settembre“, durante le quali furono uccisi tra 10.000 e 20.000 armeni come vendetta per quanto accaduto nelle “ Giornate di Marzo”. I Commissari Bolscevichi del governo Trans-caspico furono intercettati mentre cercavano di fuggire e fucilati il ​​20 settembre 1918. Giorni dopo, la capitale della Repubblica dell'Azerbaigian fu spostata da Ganja a Baku.

Tuttavia, dopo l' Armistizio di Mudros del 30 ottobre 1918, che sancì la fine delle ostilità tra il Regno Unito e l'Impero Ottomano, le truppe turche di stanza a Baku furono sostituite da un contingente della Triplice Intesa, sotto il comando degli Inglesi, che assunsero il controllo di Baku imponendovi la legge marziale. Questo diede alle Forze Armene l'opportunità di riorganizzarsi e pianificare il contrattacco: prima con la creazione dalla cosiddetta “Repubblica Montagnosa dell'Armenia" e da lì, sotto la guida di Andranik Ozanian, le milizie armene (fedayi) iniziarono a prendere il controllo del Karabakh nel 1919, avanzando verso la città principale della regione, Shusha. Gli inglesi tentarono una mediazione, assicurando a Ozarian che la questione territoriale tra Armenia e Azerbaigian sarebbe stata risolta alla Conferenza di Parigi. Ozanian si fidò e fece marcia indietro, mentre gli inglesi affidarono il governo provvisorio della regione a Khosrov bey Sultanov, un fervente nazionalista di idee pan-turche, che aumentò la presenza militare azera nella regione e attaccò numerosi villaggi armeni, al fine di tagliare i collegamenti diretti dall'Armenia al Karabakh.

L'assegnazione del governatorato a Sultanov suscitò l'indignazione degli Armeni, che riunitisi nel “Consiglio Nazionale Armeno del Karabakh“, una sorta di Governo Provvisorio della Regione, istituito tra il 1919 e il 1920, rifiutarono di riconoscere l'autorità del nuovo governatore (e dell'Azerbaigian) sulla regione. Al loro secondo incontro nella città di Shusha, un distaccamento dell'esercito azero circondò il quartiere armeno e chiese la loro resa incondizionata. La mediazione degli inglesi e l'accettazione della resa da parte del Consiglio nazionale armeno non risparmiarono una serie di Pogrom contro la popolazione armena scatenatisi per tutto il mese di Giugno, soprattutto ad opera milizie irregolari azerbaigiane.

On February 19, 1920, Sultanov imposed an ultimatum on the Armenian National Council, which once again refused to recognize Azerbaijan’s sovereignty over Karabakh. The Armenian population of the region had no choice but to prepare for the insurrection, trying to take control of the city of Shusha by surprise with a night assault. But the attempt failed miserably, and the anger of the Azerbaijani troops and population spilled over the Armenians who inhabited the city: entire neighborhoods were set on fire, in a spiral of increasingly brutal violence, which went on for six days with Khosrov bey Sultanov’s consent, who urged not to spare anyone, including women and children. The victims of the Massacro di Shusha furono 20.000, e di fatto la comunità armena della città fu sradicata.

Rovine della parte Armena di Shusha dopo il pogrom del 1920. Sullo sfondo c'è la chiesa della Santa Madre di Dio (Kanach Zham).

A far “cessare” le ostilità fù il ritorno in gioco della Russia sovietica: sconfitta la resistenza del generale Denikin e con le forze dell'Armata Bianca allo sbando, Mosca tornò a focalizzare la sua attenzione sul Caucaso. Il 27 aprile 1920, il governo azero, già in gravi difficoltà sul fronte interno, ricevette la notizia che l'Armata Rossa si preparava ad invadere il Paese e si arrese senza praticamente combattere, portando alla creazione della Repubblica Socialista Sovietica dell'Azerbaijan.

L'esercito e le milizie armene approfittarono del caos per prendere il controllo dei territori occidentali dell'Azerbaigian, inclusi Shusha e l'area del Karabakh e Nakhchivan. Ma la cosa durò pochissimo: nel maggio 1920, l'11a Armata Rossa conquistò il Karabackh, ponendolo sotto la giurisdizione dell'Azerbaigian Sovietico e poi ne fece una regione autonoma (l' Oblast Autonomo del Karabakh Montuoso, OAKM) nel 1923, per ordine diretto di Stalin. Poi, il 20 novembre l'Armata Rossa usò un pretesto per dichiarare guerra alla stessa Repubblica Armena, invadendo il suo territorio: l'esercito armeno, indebolito da anni di conflitti interrotti, non offrì resistenza esattamente come quello azero, e il 4 Dicembre 1920 l'undicesima Armata Rossa entrò a Yerevan, seguita dai rivoluzionari armeni e azeri il 5, e dalla polizia politica di Dzerzinskij, la Cheka, il 6. Dopo un ultimo sussulto antisovietico il 18 febbraio 1921, fu ufficialmente dichiarata la formazione della Repubblica Socialista Sovietica Armena.

La posizione dell'Oblast autonomo del Nagorno-Karabakh durante il periodo Sovietico.

Il Trattato di Kars del 1921 tra Turchia e Unione Sovietica pose fine alle violenze nell'area transcaucasica, dove, in segno di pace, l'area di Nachivan fu dichiarata protettorato azero e la Turchia restituì la città di Alessandropoli all'Armenia e quella di Batumi alla Georgia.

Sarà però una pace imposta da una potenza imperiale come l'Unione Sovietica, la quale, per paradosso, aveva fomentato le tensioni interetniche per evitare di perdere il controllo della regione. La questione era fin dall'inizio destinata a tornare a galla al minimo segno di cedimento della forza egemonica in quei territori. Esattamente come era iniziata, essa si ripresenterà con il crollo del URSS, ed anzi, forse addirittura anticipandolo, come vedremo nel prossimo articolo.

Grazie per aver letto questa lunga storia, persa nel tempo e tra le montagne del Caucaso: altri due appuntamenti ci aspettano, per poter capire meglio cosa sta succedendo oggi.

Quindi grazie per la vostra attenzione e alla prossima volta.

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